Avanti della domenica

N. 20 del 27 giugno 2010

Verso il congresso
Paola Schiavulli - Donne, tutte insieme per cambiare
mercoledì 23 giugno 2010

La sottorappresentanza delle donne nei luoghi decisionali, è un problema riguardo al quale sono necessari comportamenti tesi a superare i numerosi ostacoli, che tuttora permangono, per l’attribuzione di poteri e responsabilità alle donne.
Ovviamente, consideriamo importante i passi in avanti fatti dal partito, crediamo di aver prodotto quello spostamento sul modo di pensare e considerare la politica delle donne, utile a garantirci il rispetto dei compagni socialisti, molti di loro hanno compreso che, entrare per ultime, vuol dire dover fare i conti con regole stabilite da altri, nel nostro caso soprattutto regole non scritte, cioè regole culturali. In questi ultimi 15 anni, i rapporti intercorsi tra uomini e donne non sono assolutamente migliorati, anzi hanno subito una battuta d’arresto se non addirittura una regressione, lenta ma continua. Se poi vogliamo analizzare i risultati ottenuti dal movimento femminista, ci rendiamo conto che c’è poco da rallegrarsi.
I problemi sono in parte gli stessi e non permettono di fermarci, né di distrarci. Le continue sortite del vaticano e dei suoi rappresentanti nel mondo dei diritti femminili, ci fanno capire che ancora non abbiamo vinto , che per noi“sempre” è solo un avverbio di tempo. Dobbiamo guardare alla nostra storia con spirito critico, qualcosa è cambiato, qualcosa ci sta nuovamente oscurando,tale situazione comporta il desiderio ragionevole di tirarsi indietro, di disimpegnarsi,ma la nostra non è rassegnazione, parola che non fa parte del vocabolario delle donne in lotta ma stanchezza, perché siamo stanche di perdere senza combattere.
Affrontare le differenze di genere significa, addentrarsi in un universo culturale complesso e a volte sconosciuto, così per semplificare una realtà troppo complessa da elaborare, si ricorre allo stereotipo, spesso non accurato ed esagerato, e se ad esso si aggiunge un giudizio di valore, lo stereotipo diviene pregiudizio. Gli stereotipi e le discriminazioni nei confronti delle donne hanno il potere di escluderci dal mondo istituzionale violando così il principio di giustizia e segnando il limite della politica della parità formale.
Lo stereotipo più comune è quello che ci vuole l’una contro l’altra, ma il vero scontro tra donne avviene sul piano del simbolico, perché la nostra storia, segnata dalle lotte per i diritti, omologa le donne e le tiene compatte nel genere, ma è qualcosa d’altro che agisce nel soggetto, le donne patiscono le differenze e le disparità, per essere state per secoli soggetti politici di sistemi patriarcali.
La rivalità tra donne esiste tanto quanto quella tra uomini, basti osservare i vari potenti di turno, ma è quella che colpisce di più, che catalizza l’attenzione, forse perché per un breve periodo ci siamo illuse, di poter essere diverse e di sperimentare nuovi modi di confrontarci.
Un breve periodo ma importante, come un grande respiro, questo è stato il femminismo, dentro di esso siamo cresciute, in quel periodo sentivamo forte la sorellanza, perché unite, resistevamo a una società vergognosamente a misura di uomo.
Molte di noi hanno alle spalle trenta anni di lotte per i diritti di “ogni” donna di qualunque partito, colore, religione, stato ecc., perché siamo donne che sulla loro strada hanno incontrato la libertà femminile e l’hanno abbracciata e mai più lasciata, abbiamo imparato a fare leva su noi stesse, per imporre una presenza femminile che prima non eravamo in grado nemmeno di immaginare. Del femminismo parlato e mai praticato ne ho piene le scatole, stanca di sentirlo tirar fuori dagli scantinati polverosi, solo per qualche cena dell’8 marzo, e usato per scopi personali. Il femminismo nei suoi obiettivi iniziali, non ha mai avuto quello di far ottenere un posto di potere a una donna, il femminismo era altro e voleva altro, la maggior parte delle donne del movimento non volevano un pezzo della torta dell’uomo, ma della torta, volevano cambiarne la ricetta.
Termino chiedendo alle donne uno sforzo collettivo, unica via percorribile per formare quella massa critica necessaria, sia per fare una politica delle donne, sia per avere più donne in politica, non esistono traversate in solitaria, quelle non portano a nulla, solo a rilevare la solitudine che avvolge chi non riesce a fare gruppo. Facciamo attenzione a non colpevolizzarci e impariamo a distinguere ciò che dipende dalle donne rispetto a ciò che invece, nei nostri comportamenti, magari per debolezza, è indotto da meccanismi e processi culturali, di costruzione sociale di ruoli e aspettative.