Avanti della domenica

N. 20 del 27 giugno 2010

Tassa europea contro le speculazioni finanziarie, ma a Berlusconi non piace
Luca Cefisi - Strapotere delle Banche e Italia "distratta"
mercoledì 23 giugno 2010

Come spesso è accaduto nelle recenti vicende europee, basti pensare al problema del protocollo di Kyoto e delle misure contro il cambiamento climatico, l’Italia ha giocato un pessimo ruolo durante l’ultimo summit dei capi di stato e di governo. A Bruxelles sono state sancite due iniziative che, se condotte e attuate con coerenza, possono marcare una significativa inversione di tendenza, dopo la tempesta speculativa mirata a far cadere il valore dell’euro, e la crisi che ha portato ad un’ondata di misure di austerità, che per limitare i deficit pubblici, vanno però a colpire l’occupazione, il welfare e i servizi dei cittadini. La prima iniziativa mira ad una tassa a carico delle banche, molte delle quali hanno goduto di aiuti di Stato ma sembrano continuare a giocare al “casinò della finanza” e a distribuire nei loro consigli di amministrazione bonus principeschi (solo Obama ha fatto qualcosa per mettere un tetto alle retribuzioni dei top executives). La seconda iniziativa riguarda l’impegno a portare, nella sede del prossimo G-20, una posizione comune europea sul prelievo fiscale sulle transazioni finanziarie che nelle 24 ore, seguendo il sole e i fusi orari, percorrono i mercati mondiali. Alla base di questo risveglio di iniziativa politica europea, che vuole reagire alla potenza dei mercati finanziari che mette in pericolo la stessa capacità dei governi di esercitare i loro poteri, e quindi minaccia la democrazia stessa, c’è una nuova consapevolezza della posta in gioco che non è solo dei socialisti europei, che avevano da tempo fatto proprie queste proposte, ma anche di molti leader moderati: il consenso europeo intorno alle nuove iniziative si è aggregato attorno a Sarkozy, Merkel e Zapatero.
Nel silenzio distratto del mondo politico italiano, di maggioranza e di opposizione, sono stati invece i poteri economici nazionali a reagire con energia: Profumo e Marcegaglia hanno manifestato subito il loro disappunto. Per il principale banchiere italiano, pare che le preoccupazioni, più che in Italia, siano in Austria, dove Unicredit (come Bank Austria) ha la sua sede principale per le attività europee, e dove il cancelliere socialdemocratico Faymann ha annunciato che il suo governo introdurrà senz’altro la nuova misura. Berlusconi ha reso noto, tre giorni dopo il vertice, che sulla tassa sulle transazioni finanziarie c’è il veto italiano (“tassa ridicola”) suscitando reazioni esterrefatte in Europa. Ancora una volta, l’Italia, per colpa di un governo inadeguato, stecca fuori dal coro europeo, e l’Europa non può fare affidamento su Roma per portare avanti le riforme che possano mettere la politica di nuovo al governo dell’economia globale.