Avanti della domenica

N. 5 del 7 marzo 2010

La conferenza programmatica nazionale
Un movimento per la terza repubblica
domenica 7 marzo 2010

Un appuntamento importante. Alla vigilia delle elezioni regionali, ma più in generale con l’occhio rivolto al rilancio dell’iniziativa politica del PSI.
Mettersi alla testa dell’opinione pubblica che si sente truffata dalle promesse mancate della Seconda Repubblica.

Prendere atto che il bipolarismo costruito forzatamente attraverso le sole leggi elettorali e non con il rinnovamento della politica e di una prassi che ha puntato sulla svalutazione della politica. Una politica che ha puntato tutto sulla valorizzazione del privato a scapito del sistema pubblico, sulla personalizzazione e la distruzione dei partiti come punti di riferimento della democrazia ha portato all’impoverimento di qualunque struttura portante dello Stato repubblicano e della cultura liberaldemocratica.
Sintesi della conferenza programmatica: i socialisti sono estranei e incompatibili con la Seconda Repubblica. Non sono meno antiberlusconiani di altri, ma vorrebbero mandare a casa Berlusconi con strumenti nuovi e proposte diverse. Berlusconi vuole una repubblica della maggioranza del leader, senza regole e senza controlli, la repubblica del “fare pur di fare”, senza politica. E così i poteri sono andati tutti in conflitto. Il ceto politico è peggiore di quello di prima e la corruzione dilaga, arricchendo tutti, sia nel pubblico come nel privato.
Gli antiberlusconiani vorrebbero una repubblica sotto la tutela dei giudici e non sanno proporre un’alternativa di sistema alla crisi dello Stato ormai allo sfascio.
I socialisti indicano una strada radicalmente diversa. Creare un movimento per il passaggio alla Terza Repubblica. Certo non da soli, ma con chi ci sta. E soprattutto invocando la volontà popolare, la responsabilizzazione dell’opinione pubblica, per risvegliare nuove passioni civili. Per il bene comune.
Questo il senso della relazione introduttiva di Roberto Biscardini.
Un progetto ambizioso? Forse sì. Ma da perseguire comunque, perché nella Terza Repubblica, che prima o poi verrà, saranno protagonisti coloro che l’avranno costruita. Noi socialisti, o i socialisti del futuro, vogliamo esserci.
Intorno alla relazione introduttiva si sono sviluppati gli interventi di Rino Formica ed Elio Ceglie, Luigi Covatta, Gianfranco Sabattini, Mario Patrono, Alberto Benzoni, Pia Locatelli, Ugo Intini, Giuseppe D’Elia, Enzo Mattina e Luca Cefisi, che hanno individuato i punti cardine per “riformare l’Italia”. Riforma dello Stato, riforma del sistema politico, riforma del lavoro ed introduzione del Reddito di cittadinanza. Riforma della giustizia, ancora all’anno zero. Laicità come libertà. Nuovi diritti e nuovi doveri per i cittadini immigrati.
E per quanto riguarda le Regioni: riforma delle leggi elettorali, forme di governo non ibride come quella attuale,

occupazione, welfare e servizi.
Su questi temi si sono concentrate in modo particolare le conclusioni di Riccardo Nencini, collocando il bisogno di un cambiamento profondo della politica regionalista con la riforma più ampia dello Stato. Dopo quarant’anni dalla nascita delle Regioni, volute dai socialisti, bisogna riportarle al loro valore politico originario, al servizio del Paese. Vicine ai cittadini, rafforzando i poteri dei consigli e sottoponendo quelli dei cosiddetti “governatori” al controllo del potere legislativo. Perché i servizi primari vengano garantiti sul serio. Perché le politiche di sviluppo dell’economia e dell’occupazione, come quelle dei servizi sociali, siano liberate dal clientelismo e dallo sperpero di denaro pubblico. Perché i diritti verso vecchi e nuovi cittadini siano estesi e garantiti nello spirito della libertà e della laicità.