Il governo del nuovo primo ministro di Grecia, leader del Pasok e presidente dell’Internazionale Socialista, George Papandreu non ha avuto diritto neppure ai classici cento giorni di luna di miele con l’elettorato, perchè, subito dopo l’insediamento, le scoperte sono state amare: i conti statali erano in un caos lasciato dalla precedente amministrazione. Inoltre, la crisi greca, essendo più acuta di quella degli altri paesi europei, ha portato gli attacchi speculativi. Giustamente, Papandreu ha subito acceso l’allarme rosso, non solo per comunicare immediatamente che la situazione non poteva essere addebitata al nuovo governo, ma anche perchè solo con una forte mobilitazione nazionale si possono mettere in campo le politiche di sacrifici ormai inevitabili. Politiche che sono ben più dolorose di quanto previsto dal programma elettorale del Pasok, che immaginava piuttosto un trasferimento di risorse dalla spesa corrente improduttiva verso impieghi più produttivi. “Dobbiamo piacere alle agenzie di rating” ha commentato asciutto Papandreu, e basta questo per fotografare la debolezza della politica e della democrazia, in tutto il mondo, di fronte alle regole del capitalismo. Papandreu era certamente l’uomo giusto per il rilancio della Grecia, dopo che il governo di Nuova Democrazia aveva gettato la spugna, travolto essenzialmente dalla propria incompetenza. E’ anche, lo crediamo fortemente, l’uomo giusto per salvare la Grecia: l’unico con l’esperienza internazionale, la comprensione delle dinamiche globali, il carisma e, perchè no, l’onestà indispensabili.