Barbanera - Dal Palazzo
mercoledì 26 maggio 2010
Settimana complicata. La crisi economica sta determinando i primi effetti sugli equilibri politici. Il PD si compatta su una linea antigovernativa, l’UDC apre le porte al centrodestra, nel PDL si smarcano almeno tre posizioni: quella di Berlusconi, quella di Tremonti e quella di Fini. La Lega copre il ministro dell’economia.
La crisi si è abbattuta sull’Italia in modo molto peggiore di quanto il Presidente del Consiglio non continui a far credere, quindi, nonostante lui, la manovra si farà. Sarà di circa 27 miliardi di euro, ma, purtroppo, potrebbe essere la prima tappa di una manovra ancora più pesante. Qualcuno sostiene che il fabbisogno è ben più alto: dovremmo recuperare nei prossimi due anni almeno il doppio, 50 – 60 miliardi.
Questa prima trance, se serve, serve. Quindi difficile non stare dalla parte di Tremonti, piuttosto che dalla parte di Berlusconi. Il problema è chi paga e come si distribuiscono i sacrifici. Tagliare gli sprechi va bene, tagliare gli stipendi e le pensioni, no. Ridurre i costi della politica, va bene. Una bella occasione per rivedere l’assurdo criterio dei rimborsi elettorali. Per esempio, invece che passare da 1 euro a 50 centesimi per ogni avente diritto al voto, come propone Tremonti, basterebbe togliere dal conto gli elettori che non vanno a votare, le schede bianche e le nulle, e avremmo già il 40% di risparmio. Ancora, tagliare sulla politica va bene. Ma invece che tagliare i consiglieri comunali e provinciali, che in qualche modo rappresentano la democrazia, non è meglio ridurre drasticamente i loro emolumenti, come nei primi decenni della Prima Repubblica?
Il nodo comunque sono le tasse. Per ora, la solita dichiarazione è “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”, ma forse da qualche parte sarebbe bene metterle. Oltre alla lotta agli evasori, è aperto il problema della tassazione delle rendite finanziarie. Perché su questo Tremonti tace? Ci sono delle controindicazioni? Intanto, il governo inglese ha deciso in queste ore di tassare le banche, per 9 miliardi di euro. Un bel esempio anche per noi.
L’altra patata bollente della settimana si chiama intercettazioni. Una regola ci vuole, per impedire almeno le cosiddette “intercettazioni a strascico”. La libertà di stampa, che peraltro non è una libertà assoluta, deve essere garantita. Ma c’è una questione più grave. La pubblicazione di atti coperti da segreto è un illecito già con le norme vigenti. Perché Alfano non ci spiega come mai nessun magistrato o Procura siano mai stati puniti per la fuga di notizie dai loro uffici? Il nodo non è quindi la pubblicazione dell’intercettazione, ma quello di una giustizia che non funziona a monte.
Barbanera