Avanti della domenica

N. 4 del 28 febbraio 2010

Catno e Controcanto
Carlo Correr - Zenobia - Primarie? Un'invenzione berlusconiana
domenica 28 febbraio 2010

Marco Follini, intervistato qualche giorno fa dal Corriere della Sera, spiegava: le primarie non sono la cura, sono la malattia. Giusto. Oggi possiamo dirlo: le primarie all’italiana, sono antipolitiche e antidemocratiche. Aboliamole. Negli Usa, regolamentate dalla legge, hanno un senso. Da noi sono state inventate per Veltroni contro D’Alema (e il partito), utilizzando il ‘popolo dei fax’. Gli andò male e vinse il partito. La seconda volta reinventate per l’investitura di Prodi che non aveva un partito. Cos’ col marchio dell’‘innovazione’, sono state travolte consuetudini e regole, forse sorpassate e abusate, ma non per questo sbagliate. Prendiamo il caso pugliese. Centotrentamila elettori circa su quasi quattro milioni, ovvero meno dell’0,3% dell’elettorato, hanno scelto Vendola contro Boccia. E perché mai? Il più bravo a parlare vince? Quello che ha i fan sul web meglio organizzati? La minoranza vociante conta più di una maggioranza silenziosa? Primarfie finte per un’elezione senza liste di iscritti, con seggi casuali, conteggi a uso interno, senza controlli veri. Tanto varrebbe stabilire che da domani in poi non si vota più andando al seggio, ma coi sondaggi, oppure con una bella manifestazione di piazza. Il guaio è che nel momento in cui si consente a una esigua minoranza di simpatizzanti organizzati di decretare per un’intera coalizione di partiti una candidatura alle urne, si dà un colpo mortale al nostro sistema democratico, a cominciare dai partiti, abolendo di fatto i congressi, compresi quelli di sezione e di federazione, togliendo agli iscritti non solo il diritto di scegliere chi candidare nelle istituzioni, ma anche la linea politica del proprio partito. A pensarci bene, è una simil-democrazia, molto mediatica, assembleare e plebiscitaria: esattamente quella che piace a Berlusconi.
Carlo Correr

Voglio darvi una notizia. La democrazia rappresentativa – quella nata con la Costituzione repubblicana il primo gennaio del ‘48 – è morta da tempo, la democrazia interna ai partiti pure e, come diceva Woody Allen, anche io non mi sento tanto bene. L’hanno uccisa decenni di malfunzionamento e di arroganza esercitati dagli stessi che avrebbero dovuto curarla come un bene prezioso. Il fatto è che i partiti – nessuno escluso a quanto pare – affermano categorici che sono democratici, loro sì e gli altri no; che bisogna essere presenti sui territori; che la parola spetta agli iscritti; che il congresso è il momento più alto della democrazia interna. Però: • i congressi sono sempre finti e fungono da vetrina agli unti del signore • se un dirigente deve scegliere fra stare sul territorio o in un salotto tv non ha il minimo dubbio, e a voi indovinare cosa sceglie • gli iscritti servono per le lotte interne non certo per ascoltare il loro parere • la legge elettorale nazionale quale attualmente è, quella che nomina il Parlamento a discrezione dei segretari di partito, fa schifo a tutti ma non disturba nessuno. Anzi. Dimenticavo: adesso va di moda dire che bisognerebbe applicare appieno l’articolo 49 della Costituzione garantendo che i partiti diventino organizzazioni realmente democratiche, ma anche questo resta solo un modo di dire. Non risulta che qualche politico si sia dato fuoco in piazza Montecitorio per protesta. Concludendo. Se questo è il quadro, che fastidio può dare una minoranza rumorosa, ma pur sempre consistente che s’illude di contare inscenando la simil-democrazia ? A me nessuno, e per restare all’esempio, almeno Vendola ha fatto la fatica di organizzare i suoi fan. Altri non fanno neanche questo e il contatto con la cosiddetta base risulta loro decisamente molesto. Ergo: le primarie non sono la malattia, al più un sintomo.
Zenobia