Avanti della domenica

Articoli N. 16 del 30 maggio 2010

Un’asse, un rapporto preferenziale PSI-Pd serve anche al Pd
Damiano Potì - L'identità socialista per tornare protagonisti
mercoledì 26 maggio 2010
Ho la sensazione che siamo in presenza di un cambio di ciclo storico. Sta forse per concludersi la fase del liberismo incontrollato, della globalizzazione selvaggia dell’economia e parallelamente in ambito politico del declino dei Partiti e l’affermarsi di forme di populismo e leaderismp personalizzato, con derive giustizialiste o localiste. La crisi finanziaria in atto impone l’assunzione di nuove regole, quindi di controlli e di gestione dell’economia da parte dei Governi e di nuove intese internazionali. Torna cioè la grande Politica, organizzata nuovamente nei Partiti, sia pur rinnovati, più aperti, meglio regolamentati. Ciò vale ancor più per la sinistra, per l’area progressista, che si rilancia con i socialisti riformisti, la socialdemocrazia, i laburisti. In questo contesto storico, in Italia, ci avviamo a celebrare il Congresso del PSI, con la perdurante anomalia, risalente ai fatti del 1993-94. Come possiamo contribuire ad uscirne? Intanto smontando le mistificazioni del BIPOLARISMO e delle connesse PRIMARIE, riportando nei giusti confini le regole della DEMOCRAZIA dell’ALTERNANZA, tenendo conto di esempi storici significativi e studi politologici più autorevoli (come Sartori), cercando prioritariamente in questo quadro d’assieme convergenze ed alleanze politiche. Vi sono intanto nuovi tentativi di riproporre la visione velleitaria, “americana” di Veltroni, che teorizzò l’autosufficienza del Pd (che avrebbe totalmente preso il nostro posto) ed occupato quasi tutta l’area della Sinistra di governo, fino a rimanere uno dei DUE PARTITI dell’altrettanto velleitario BIPARTITISMO. Non dimentichiamo che: Veltroni “preferì” l’alleanza, secondo l’attuale Legge elettorale (Porcellum), con l’I.d.v. di Di Pietro… anziché con i socialisti, lasciati soli, con l’aggravio dell’assenza di voto di preferenza e con la strumentalizzazione del “Voto utile” e prendemmo circa l’1% alle politiche del 2008, con il solo rimborso spese elettorali, senza parlamentari; il Pd non indugiò ad accordarsi con il centro-destra per l’introduzione dello sbarramento del 4% alle elezioni europee e regionali. Questo trattamento, quest’aggressione continua nei nostri riguardi, sono alla base della reazione della maggior parte dei militanti ed elettori socialisti (80%), che si sono spostati prima nell’accogliente F.I., poi nel PdL, con la presenza, anomala quanto si voglia, ma rispettabile di tanti dirigenti e ministri di provenienza e cultura socialista (Tremonti, Frattini, Sacconi, Brunetta, Cicchitto, Stefania Craxi, ecc.). L’area più responsabile del Pd ritiene nociva questa politica e più realisticamente si pone il problema di un nuovo rapporto con i socialisti italiani, nell’ambito del socialismo europeo, forse una via per un recupero ed un rilancio credibile dell’alternativa. Che fare quindi? Come superare quest’anomalia e ricondurre dopo 15 anni almeno una buona parte dell’area socialista ad essere protagonista di una nuova stagione, nel suo schieramento naturale, progressista, riformista, di sinistra? Ciò avverrà molto meglio se si accentuerà la crisi di questo bipolarismo selvaggio, che, proprio in virtù dell’anomala collocazione della maggior parte dei socialisti, potrà avvantaggiare per lungo tempo il centro-destra. Un’asse, un rapporto preferenziale PSI-Pd serve anche al Pd, per meglio qualificare la sua immagine, ed occorre effettuarlo subito, in previsione delle prossime consultazioni politiche (2013), che sia già operante in caso di elezioni anticipate (2011). Se il Pd recalcitra, rimane un accordo “tattico” con SeL. Si può contare sul superamento del prescritto 8% e, con un socialista al 2° posto nell’elenco (senza preferenze) dei Candidati, ci assicureremmo uno dei due Senatori eletti. In conclusione l’unico recupero per il centro-sinistra e per il Pd, anche se alleggerito da abbandoni di gruppi moderati, in fuga verso il centro, è connesso al “richiamo” di elettori socialisti dall’altro versante. Ciò potrà avvenire se si adotterà da parte dell’ex PCI-Pds-Ds-(Pd) una forma di riconciliazione e di avvio di un rapporto preferenziale, possibilmente nell’ambito del Socialismo europeo, con una nuova immagine che solo noi possiamo conferire, anche se oggi di modeste dimensioni elettorali ed organizzative, ma con una ragionevole previsione di crescita futura.

Damiano Potì