Che si sia contrari per convinzione, pregiudizio ideologico, incompetenza o malafede al rilancio dell’energia nucleare anche in Italia, specialmente oggi, di fronte all’immane disastro ambientale e sanitario provocato dal cedimento della piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico, una cosa ce la dobbiamo dire senza ipocrisie o giri di parole: delle centrali nucleari non se ne potrà più fare a meno, neanche in Italia.
E da questo punto di vista la decisione del Governo Berlusconi di riaprire cantieri nucleari in Italia può anche essere interpretata, a prescindere dalle posizioni politiche o ideologiche di ciascuno, come una decisione coraggiosa e avveniristica.
Si tratterà di gestire e sviluppare tale decisione nel modo migliore nell’interesse del Paese. Prendendosi tutti una fetta di responsabilità senza il solito italico vizio dello “scaricabarile”.
Anche il Coordinamento Toscano per il “no al nucleare” costituitosi in questi giorni a Firenze e che vede associati in un’azione comune tutti i movimenti verdi e antinucleari attualmente attivi a livello nazionale e internazionale, dovrebbe sapere assai bene, e forse per questo è il primo e più attivo tra i coordinamenti regionali di questo tipo che stanno per formarsi, che proprio la Toscana, e in particolar modo la nostra fascia costiera della Maremma Tosco-Laziale, costituisce uno delle aree più rispondenti ai requisiti richiesti per l’insediamento di una centrale nucleare: posizione baricentrica aperta e pianeggiante lungo il Tirreno, scarsa popolazione, minime probabilità di terremoti, vicinanza al mare, etc. etc..
Tanto è vero che poco prima del disastro nucleare di Chernobyl e del conseguente referendum nazionale per la moratoria nucleare, proprio nella nostra area immediatamente al confine sud di Grosseto, a Montalto di Castro (VT), si era aperto il primo grande cantiere per l’installazione di una grande centrale nucleare che fu riconvertita in fretta e furia, proprio in seguito al referendum, a centrale policombustibile (Olio e Gas) con enorme dispendio di risorse finanziarie.
Ebbene, ripetiamocelo senza infingimenti: se l’area era ideale per il nucleare 20 anni fa, lo rimane anche oggi.
E se le leggi dello Stato permetteranno al Governo di riavviare un progetto di rilancio di centrali nucleari, come sembra già nelle cose, non vedo come ci si possa opporre, per lo meno sul piano scientifico, tecnico ed economico, ad una eventuale scelta di questa area per l’apertura di un cantiere per una nuova centrale nucleare, oltretutto certamente più sicura ed efficiente di quelle di venti anni fa.
Se la scelta dovesse davvero ricadere sulla nostra zona, non prendiamola come una sciagura. Ma piuttosto come una grande opportunità per uno storico rilancio dello sviluppo sociale, economico e culturale di una delle zone , come la Maremma Tosco-Laziale , tra le più attardate e dimenticate d’Italia.
*Associazione Cultura Socialista sul Territorio-Grosseto