Avanti della domenica

N. 19 del 20 giugno 2010

Verso il congresso - La crisi dell'economia e della politica impongono una riflessione
Leonardo Scimmi – il socialismo ha un'alternativa?
mercoledì 16 giugno 2010

In vista del Congresso non possiamo esimerci dal ricostruire i fatti per poter giudicare cosa avviene oggi o cosa potrebbe avvenire, come ci è stato ben insegnato alle scuole elementari, in Italia e nel mondo. Soprattutto gli eventi storici di cui il Partito Socialista craxiano è stato protagonista impongono oggi una riflessione approfondita sul ruolo odierno del socialismo, sia da un punto di vista economico-finanziario, sia dal lato geopolitico.
Non risulterà di certo nuova l’interpretazione che vede il PSI di Craxi come l’ago della bilancia di un sistema politico italiano schiacciato tra la superpotenza atlantica USA e la superpotenza del Patto di Varsavia. Craxi si infila nella cruna dell’ago e va al Governo. Craxi fa dell’anti comunismo la bandiera del PSI e si pone di fronte agli italiani ed alla comunità internazionale quale garante del socialismo democratico, liberale, pluralista, tollerante antitotalitario, antisovietico.
Craxi, in economia, era uno statalista, figlio politico del sistema delle partecipazioni statali, ma si legittima come socialista liberale, precursore di Blair, e guadagna terreno sui comunisti. Poi cadde il Muro di Berlino, cadde l’URSS, e Francis Fukuyama, in un fortunato articolo scrisse che la Storia era finita, vale a dire il capitalismo aveva vinto contro la statalizzazione dei mezzi di produzione, la libertà contro la dittatura, il pluralismo contro il totalitarismo sovietico, l’Ovest contro l’Est. In Italia tutto questo è più o meno coinciso con la rivoluzione di Tangentopoli e la fine dei partiti storici, tra i quali il PSI, principale protagonista del periodo precedente, pre e post repubblicano. L’Italia voleva o doveva decretare la fine di quel sistema detto del “pentapartito”, quasi a stigmatizzare la fine non solo di una classe dirigente, ma di un’epoca, di un sistema, di un insieme di meccanismi politici economici e internazionali oramai non più utili, desueti, fastidiosi. In altri Paesi, la Germania, scandali di finanziamenti illeciti hanno determinato una pulizia interna al partito, non la fine di partiti storici. L’Italia è un Paese particolare, però, si sale e si scende in fretta, ed in modo cruento e gli stranieri hanno sempre giocato un ruolo importante nelle sorti del Paese, almeno dalla fine dell’Impero Romano.
I Socialisti scaraventati di qua e di là non hanno avuto modo di pensare ad un riposizionamento ideologico successivo a quello craxiano del socialismo liberale (sulla scia nominale di Carlo Rosselli). Del resto non lo ha fatto nemmeno il PD, sebbene in ritardo oramai cronico. Ora il PSI rinasce con la sigla vera e propria, identitaria seppur senza Garofano e, a distanza di anni, non può esimersi dal procedere ad una analisi e rielaborazione dei propri principi cardine, ideologici, politici.
Alla luce della fine della Guerra Fredda e degli avvenimenti globali, il Socialismo in generale ed il socialismo italiano in particolare sembrano aver perso la bussola. A livello internazionale il socialismo non catalizza più le masse dei lavoratori, oramai imborghesiti e impegnati nella società dei servizi, né riesce a fornire soluzioni alternative alle crisi finanziarie, gestite sia a destra che a sinistra alla stessa maniera: tappando i buchi.
Il capitalismo sembra aver terminato la Storia, ma non pare in buona forma.
A livello nazionale il PSI – oltre i noti problemi – non ha ancora trovato né cercato una sua via. Ora che la strada dell’anticomunismo e del socialismo liberale è venuta meno, quale strada si prospetta al PSI, in termini ideologici e tattici?
Il PSI di oggi non può essere quello di Turati, né di De Martino né di Craxi.
Posto che il Capitalismo va male, il Comunismo è finito, la domanda allora è la seguente: Il PSI è socialista liberale, socialdemocratico o neomassimalista? Il PSI è a favore delle privatizzazioni o contro? Il PSI è per le liberalizzazioni o contro? Il PSI è per il lobbismo o contro? Il PSI è per il mercato o per lo Stato? Per la proprietà privata o per quella pubblica? Per i servizi sociali pubblici o in competizione con i privati? Il PSI crede nella reale possibilità di regolare il Mercato? Crede agli effetti benefici della competizione, del profitto, della concorrenza? Lo Stato deve o no entrare nell’economia? La banca Nazionale deve essere nazionalizzata? Le industrie pesanti trasformate in public company o detenute dal Ministero del Tesoro? Le grandi aziende cogestite attraverso sistemi di partecipazione degli stakeholders? Le regole europee sul mercato comune, sulle liberalizzazioni, sulle privatizzazioni, liberiste e di competitività sono da accettare come dogma o vanno sottoposte a critica come ogni cosa? Una volta non si poteva sostenere l’interventismo statale a rischio di essere additati come comunisti, oggi non più, però ci sono le regole del Trattato di Roma.
La risposta a queste domande dovrebbe inoltre fornire al PSI la risposta alla questione delle alleanze.
Essere un partito socialista liberale in attesa del fatidico “si” del PD o cercare una strada propria, con il proprio nome, con il proprio simbolo, a sinistra del PD, in alternativa al PD, in alternativa al sistema capitalistico efferato che oggi ha ridotto il mondo in un campo di battaglia, mediatico, e la vita degli uomini e delle donne fatalmente dipendente dagli arabeschi effimeri degli indici azionari rimbalzati tra Tokyo e New York come in un video game.
Il socialismo ha una alternativa a tutto ciò?