Avanti della domenica

N. 19 del 20 giugno 2010

Verso il congresso - Bisogna evitare che il socialismo appaia come una reliquia
Francesco Castria - Cosa possono fare i socialisti per l'Italia
mercoledì 16 giugno 2010



Il congresso nazionale del prossimo luglio rappresenta un importante momento di riflessione sulla situazione attuale ed al contempo di proposta, di elaborazione delle idee.
Negli ultimi decenni la comunità socialista ha vissuto anni difficili, aridi, privi di soddisfazione politica ed anche culturale. Molte le difficoltà, le amarezze, i torti subiti; quasi inermi abbiamo dovuto difenderci da attacchi ed ostracismi provenienti da varie direzioni, anche da parte di coloro che consideravamo alleati.
La nostra condizione però, non è stata isolata, le nostre difficoltà, le nostre paure, la nostra impotenza è stata comune anche ad un’altra comunità, di cui tutti noi facciamo parte, quella italiana. È l’Italia che sta vivendo anni non facili; è arretrata dal punto di vista economico, ma anche politico, culturale, democratico. La nostra nazione ha subito un processo involutivo in molti campi, tranne alcune eccezioni, il paese sta scendendo rapidamente la china verso un declino che ormai la maggioranza degli italiani considera inevitabile.
Noi socialisti, assurti al ruolo di forza marginale, nel paese e nelle istituzioni, ci siamo limitati, alla difesa dei nostri padri, della nostra storia. Una difesa giusta, ma non sufficiente.
Il socialismo, non era e non è una reliquia da tenere in bacheca, non era e non è un quadro da tenere appeso alle pareti; esso è in primis un’idea-forza di trasformazione, si forgia nel divenire della società, si adatta ai cambiamenti e muta i suoi obiettivi, per dare risposte ai cittadini che si trovano a fare i conti con una vita più ingiusta e difficile, ma che chiedono una prospettiva migliore e più equa.
La domanda che più volte ci siamo posti è stata come fare a rilanciare l’azione dei socialisti. Un quesito corretto dal nostro punto di vista; ma una domanda che ha lasciato indifferente l’opinione pubblica, il consenso, infatti, non è arrivato.
Pur mirando allo stesso obiettivo, una maggiore agibilità delle idee e dell’azione politica delle forze socialiste, laiche, liberali, dobbiamo cambiare la prospettiva da cui osservare il problema; dobbiamo quindi chiederci cosa possono fare i socialisti per cambiare l’Italia; per farla uscire dallo stallo, per avviare una stagione di riforme istituzionali, economiche e sociali, che rendano il paese più competitivo e più equo, più vicino ai bisogni ed alle aspettative degli italiani.
In un semplice slogan, parafrasando il deputato inglese Emery, Speak For Italy, questa deve essere la nostra missione.
Sembra un progetto ambizioso ed irrealizzabile, ma proprio perché ambiziosa, fuori dalla palude del dibattito politico attuale, è l’unica missione che noi profeti disarmati possiamo fare nostra. Una missione impossibile dirà qualcuno, per un partito così piccolo. Eppure in momenti politico-economici non dissimili da quello attuale, minoranze piccole numericamente, ma grandi nella visione, nella progettualità e soprattutto nella loro convinzione, hanno fatto la storia del paese.
All’intendimento devono seguire le azioni concrete: rafforzare la nostra organizzazione per renderla più solida e più dinamica, prevedendo nuove forme d’adesione; favorire dibattiti, confronti, circolazione d’idee, anche non “nostre”; in altre parole, trasformare il nostro partito, le sedi, i militanti, la nostra esperienza politica ed amministrativa in una piattaforma del cambiamento, da mettere a disposizione di associazioni e persone che in vari campi, quello culturale, scientifico, universitario, sociale, vogliono cambiare l’Italia.
C’è un’Italia preparata e capace che chiede con forza di cambiare, mettiamoci al suo servizio per farlo insieme.

*Segretario Provinciale PSI Parma