Avanti della domenica

N. 19 del 20 giugno 2010

Nel vuoto della politica la menzogna si radicalizza
Alberto Benzoni – Montezemolo, ovvero del buon uso del vaniloquio
mercoledì 16 giugno 2010



“Scendo in campo; anzi scendiamo in campo, perché dobbiamo assumerci sino in fondo le nostre responsabilità. Ma, come Confindustria, non possiamo invadere il campo della politica; e il mio era soltanto un richiamo di carattere generale”.
“Il gruppo dirigente del Pd andrebbe cacciato a pedate; ma io mi occupo di Africa; e poi non ho nemmeno le scarpe adatte”.
“Dobbiamo dialogare con la maggioranza ed essere sempre propositivi; ma la legge sulle intercettazioni sarà il suo Vietnam”.
“La crisi finanziaria rende sempre più necessario il federalismo fiscale; anzi, lo rende impossibile”.
Riaprire il dialogo con le altre organizzazioni sindacali è, per noi della Cgil, obbiettivo primario; resta il fatto che queste sono passate dall’altra parte”.
E, per chiudere con il Presidente del Consiglio, “l’Italia non è la Grecia e non ha alcun bisogno di manovre; la manovra è necessaria per non fare la fine della Grecia e rappresenta un mio impegno personale; la manovra è modificabile su richiesta”(dei miei amici albergatori o magari degli evasori; degli insegnanti e del pubblico impiego non si parla perché appartengono alla sinistra N.d.r.). Immodificabile e urgente è invece la legge sulle intercettazioni”.
E’ il regno del “casino organizzato” (teorizzato a suo tempo dall’allenatore del Lecce). Si dice una “cosa forte”, per smentire, subito dopo, di averla detta. E si fa anche di più; si afferma, nel medesimo tempo una cosa e il suo contrario. Stiamo assistendo, insomma, alla radicalizzazione della menzogna. Ai tempi della- mai abbastanza deprecata- prima repubblica, questa era usata con misura e con toni soft. Oggi, è gridata sopra i tetti e gettata a piene mani; ne siamo assordati e inondati, così da farci perdere lo stesso gusto della ricerca della verità.
In questi casi, l’uomo della strada può affidarsi alla dietrologia; oppure al vecchio e sperimentato qualunquismo. Può cioè ritenere che le persone o i gruppi che si agitano così scompostamente davanti ai suoi occhi siano manovratori/manovrati all’interno di più ampi e oscuri disegni; o può continuare a vedere la politica come imbroglio permanente a copertura di altrettanto permanenti disegni personali .
Chi scrive considera, da sempre, la dietrologia assai più grave o, comunque, pericolosa del qualunquismo. Non fosse altro perché il falsificare/inventare una verità è cosa assai peggiore del rifiuto di ricercarla. Nel caso specifico, poi, la ricerca di “disegni”, palesi od occulti che siano, appare un esercizio del tutto inutile. Perché “disegni”, nella situazione italiana di oggi, non ce ne sono e non ce ne possono essere. E questo perché non possono nascere nel vuoto; mentre oggi Berlusconi e il Pd producono vuoto.
Al primo è esploso il giocattolo:”fate quello che volete e tutto andrà per il meglio”. E allora continua a sapere benissimo come difendere sé stesso e i suoi amici; mentre naviga a vista tra menzogne e lamenti per quanto riguarda l’Italia.
Il Pd, dal canto suo, sembra avere interiorizzato definitivamente la sua condizione di inferiorità; sino a trasformarla in una sorta di perversa volontà di autodistruzione.
In tale contesto, cosa possono fare, allora, gli “operatori politici”? Preparare il futuro, enunciando progetti o aggregando forze non è alla loro portata: la situazione è, insieme, troppo grave e troppo confusa. Non ci sono punti di riferimento. Prepararsi per un futuro incerto è invece sempre possibile: distribuendo calci ai concorrenti più vicini; e soprattutto dicendo tutto e il contrario di tutto così da cogliere ogni possibile opportunità.