Non ci piace la manovra finanziaria del governo, e non è una questione ideologica. È una questione di merito: non ci piace perché è una manovra che non contiene misure strutturali, nessun intervento che possa far da preludio a riforme, federalismo in testa, che l'Italia attende da decenni e senza le quali il paese rischia lo stallo. Non ci piace perché non ci sono investimenti nella ricerca e nell'istruzione.
Ancora una volta, il grande tabù della politica economica del governo Berlusconi continua ad essere quello dell'equità fiscale e mentre ovunque in Europa si tenta di recuperare denari e risorse tassando di più chi più guadagna, aumentando il prelievo su rendite finanziarie e superstipendi, inasprendo la lotta all'evasione fiscale, nel nostro paese si entra a gamba tesa sugli enti locali, sulla cultura, sugli stipendi degli statali. Angela Merkel, cancelliera di centrodestra, ha aperto all'aumento delle tasse per i redditi più alti per far fronte ad una crisi alla quale è evidente che non si può rispondere solo tagliando la spesa pubblica e chiedendo sacrifici al ceto medio. Lo stesso farà Cameron, che non pare abbia alcuna intenzione di rimettere in discussione l'impostazione data dal laburista Brown. Destra e sinistra di governo, in Europa, sono unite da un comune senso di responsabilità dinanzi alla crisi. L'Italia ancora una volta fa eccezione. Una manovra dura è certamente necessaria, anzi indispensabile per mettere in salvo l'Italia, ma non ci uniremo al coro di chi vede in Tremonti il 'salvatore della patria’ perché il super ministro dell’economia che oggi si scopre rigorista e commissaria il governo Berlusconi, due anni fa era lassista o quantomeno disattento. Dov'era infatti quando è stata estesa l’esenzione dell’Ici e abolito il tetto alla tassa di successione per favorire chi non ne aveva certo bisogno? Tra i rimedi di oggi, quelli strutturali sono davvero pochi perché questa maggioranza non vuole colpire le rendite, fa addirittura passi indietro sulle liberalizzazioni, e non combatte veramente l’evasione. E' una manovra facile facile, perché pesca solo nelle buste paga di chi non ha segreti per il fisco e per questa strada non aiuterà certo una ripresa già molto debole.
L'opposizione è chiamata a rispondere con una prova di responsabilità, non assumendo una linea di intransigenza a prescindere, ma lottando per ottenere alcune modifiche. Innanzitutto un rafforzamento reale della lotta all’evasione fiscale, poi l’alleggerimento del carico su regioni ed enti locali, accrescendo, ad esempio, i risparmi con il taglio delle indennità di tutti i consiglieri regionali al 65% di quelle dei parlamentari. E visto che non ci sono misure di sostegno all’occupazione, si potrebbero almeno detassare per un biennio le aziende che oggi assumono.