Molti europei vivono nell’indigenza. Secondo i dati dell’Eurobarometro, 68 milioni sono poveri o sulla soglia della povertà. La povertà e l'esclusione sociale sono oggi uno dei problemi più gravi che assillano l'Europa. A conferma di un impegno politico sostanziale, il Parlamento europeo e il Consiglio UE hanno deciso di dedicare il 2010 alla lotta alla povertà e all'esclusione sociale per migliorare l’approccio europeo al sistema della previdenza sociale. Perdere il proprio posto di lavoro significa ineluttabilmente essere destinati alla povertà. Gli effetti della crisi dei mercati finanziari continua a ripercuotersi sul mercato del lavoro e secondo le previsioni della Commissione europea e dall'OCSE, il tasso di disoccupazione nei paesi dell'Unione europea nel 2010 supererà l’11%, con sette milioni di posti di lavoro persi tra il 2009 e il 2010, rispetto a quasi dieci milioni di posti di lavoro creati tra il 2005 e il 2008. Oltre alla crescita della disoccupazione, l'insicurezza, che colpisce in particolare le giovani donne e gli immigrati provenienti da paesi terzi aumenteranno, proiettando i più deboli nella spirale della povertà e dell’esclusione. Pertanto, l’esclusione non può essere unicamente definita come povertà salariale, o esclusione dal mercato del lavoro; il problema è molto più complesso. L’inclusione si riferisce alla possibilità di un individuo di sviluppare ed esprimere appieno le sue attitudini individuali nella società con pari opportunità di accesso. L’inclusione sociale comprende quattro parametri legati alla partecipazione: il consumo, la produzione, la gestione politica e l’interazione sociale. Ciò significa che ogni strategia politica di inclusione sociale deve essere fondata su un approccio globale. Non può limitarsi alla garanzia di un livello minimo salariale, o soltanto all’accesso al mercato del lavoro. Questa strategia deve includere il salario e le politiche d’occupazione e tutte le altre politiche connesse alla partecipazione alla società quali la casa, il trasporto, le risorse culturali, la partecipazione alla democrazia e alla governance, la società civile, l’istruzione e l’inclusione informatica, per citare solo alcuni esempi.
È questo il motivo per cui l’inclusione sociale esige una strategia innestata sul tronco comune rappresentato dalle politiche fondate su una partecipazione sociale, economica, culturale e politica.
E a quest’ambizione si dovranno ispirare le riforme progressiste per orientare quel processo di riforma dello Stato sociale all’interno del modello sociale europeo, riformarlo senza indebolirlo, modificarlo perché renda il cittadino autonomo all’interno di società più inclusive e più coese.
L’anno europeo rappresenta da più di vent’anni un importante strumento di informazione e promozione dell'UE, poiché comporta una campagna di sensibilizzazione a livello europeo e nazionale su temi al centro delle preoccupazioni delle istituzioni europee e dei singoli Stati membri. Per il 2010 l’obiettivo di fondo è quello di riconoscere il diritto delle persone in situazione di povertà ed esclusione a vivere in modo dignitoso e a prendere parte attiva nella società, condividendo responsabilità e partecipazione nella strategia anti-povertà attraverso l’azione congiunta di tutti i partner pubblici e privati. Tra le attività programmate nell’Agenda nazionale, ci saranno concorsi per le scuole secondarie, conferenze, seminari e campagne di sensibilizzazione per dar voce a chi è costretto a vivere nell’emarginazione sociale, ma soprattutto per stimolare una forte presa di coscienza e assunzione di responsabilità nella lotta alla povertà. Una campagna di sensibilizzazione destinata a fallire se non sarà sottoposta al dibattito politico e all’adozione delle necessarie decisioni.