Avanti della domenica

N. 3 del 21 febbraio 2010

Roberto Biscardini – Rifondare lo Stato, Riformare l’Italia
domenica 21 febbraio 2010



Il 27 febbraio il Partito organizza a Roma la propria Conferenza programmatica. Dopo la “quattro giorni di Vieste” del settembre 2008, con alle spalle le elaborazioni prodotte nell’ultimo anno dalla rivista Mondoperaio e alla vigilia di una imminente scadenza elettorale.
Una conferenza programmatica si può fare per diversi obbiettivi. Per perfezionare e definire il programma della propria azione parlamentare e di governo, ma non è il nostro caso. Ciò sarebbe del tutto inutile e fuori luogo.
Si può fare per andare sui giornali e sulle televisioni, ce lo auguriamo, ma farla solo per questo, tenendo conto della difficoltà che incontrano tutti i piccoli partiti ad apparire sui media, sarebbe poca cosa.
Noi la facciamo soprattutto per noi, per promuovere e orientare la nostra futura azione politica, affinché sia più convinta, efficace e mirata. La facciamo persino per mettere alla prova la nostra identità.
Non l’identità del passato, quella che è nella storia gloriosa del vecchio PSI. Non l’identità di reduci di una persecuzione avvenuta anni fa. Non l’identità rispetto all’organizzazione del partito, autoreferenziale, celebrativa di gruppi dirigenti nazionali o locali.
Ma l’identità, come insieme di quel patrimonio culturale e di idee del socialismo che è andato formandosi nel corso dei decenni e che nell’attualità politica del momento deve essere preservato e aggiornato. Per preservare e aggiornare noi stessi e le nostre idee forza.
Deve essere un appuntamento politico importante per tutti noi, non per imbellettare la nostra azione politica o la nostra immagine, ma per qualcosa di più serio e più significativo.
Con la Conferenza programmatica del 1982 non si può fare confronti, sono cambiate le condizioni, sono cambiati i numeri, sono cambiati gli uomini e le forze in campo. Ma soprattutto quella era una conferenza di un partito al governo, dentro un particolare sistema politico, una conferenza dal progetto al programma, di verifica e perfezionamento con il popolo socialista di ciò che era già in atto.
Questa deve segnare l’inizio e il rilancio di un partito che non intende consegnare ad altri la continuità della propria esistenza. Ma anzi vuole ritrovare il filo rosso con ciò che abbiamo fatto fin ora da soli, per riprendere il percorso con nuove energie.
E alla domanda, ma cosa può fare un partito dell’uno o due per cento? La mia risposta è tanto. Tantissimo. Anzi tutto, sopratutto sul terreno della produzione di nuove idee. Per tre ragioni. Perché si rafforzi il senso della nostra identità, dell’essere socialisti oggi. Perchè si possa produrre idee che diventino anche patrimonio altrui, costruendo alleanze per renderle vincenti. E infine perchè siano queste idee forza ad orientare e organizzare la nostra azione politica, con continuità e con insistenza. E su queste dovremo concentrarci.
Il momento ci chiede di dare risposte importanti alla crisi istituzionale, economica e morale che attraversa il paese. Non possiamo dare risposte su tutto, ma possiamo dire la nostra per “Rifondare lo Stato, riformare l’Italia”. Possiamo avere noi così piccoli un progetto così ambizioso? Io rispondo di si.
Ricordandoci sempre che in politica “vivi, se vuoi vivere.” La nostra ragion d’essere, il socialismo e la socialdemocrazia, sempre sintetizzabili nelle parole democrazia, libertà e uguaglianza, hanno bisogno ancora di ritrovare una nuova forza riformatrice larga. Lo faremo. Con chi ci sta e contro chi rema contro. Non bastano i cattivi sacerdoti a far venire meno le nostre ragioni e le ragioni di chi crede e vuole andare avanti. Insomma non facciamo una conferenza tanto per fare. Vogliamo dare risposte al bisogno di riformare uno Stato al collasso. Vogliamo farlo anche riformando le Regioni dopo quarant’anni dalla loro nascita.
Speriamo di essere in molti.