Avanti della domenica

Articoli n.2 del 14 febbraio 2010

Lettere
giovedì 10 giugno 2010

Senza lavoro non c’è libertà

Davanti alla crisi che avanza falcidiando posti di lavoro, i media cosa fanno? Dopo aver dedicato alcune manciate di minuti, come fosse elemosina, dedicano i loro spazi ad argomenti a dir poco spazzatura. Del tipo:quante volte un concorrente del Grande Fratello si è messo le dita nel naso e così via. Nessuno speciale sugli operai che salgono sui tetti per protesta, su altri che si suicidano o su famiglie buttate fuori di casa perché pagare l’affitto era diventato impossibile. Mesi fa, qualcuno con un posto di responsabilità, disse, che per sconfiggere la crisi bisognava spendere. Spendere: ma con i soldi di chi? Portiamo impresse nella nostra memoria le parole di Sandro Pertini: “Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha un lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero”. Oggi per motivi vari siamo tutti un po’ meno liberi.

Massimiliano Sciò - Roma


Donne, afone e anche invisibili

Gentile signora Pia Locatelli, a proposito del suo articolo ‘donne sconfitte o afone’, 70 donne con i soliti problemi, sole con figli a carico, organizzano pomeriggi per parlare del vivere comune, chi ascolta le loro necessità? Chi propone forme di decurtazione o agevolazione per la crescita dei figli che domani saranno i cittadini di questo Stato? Quale ente giuridico pubblico conosce o aiuta costoro?
Signora, le sono molto grata per la sua grande opinione e attività, ma le assicuro che mancano i mezzi di sostentamento e la possibilità di continuare a far crescere nel miglior dei modi i nostri figli, il resto conta poco. Sì, abbiamo deciso di essere afone! Oltretutto siamo costrette a subire offese ‘negra extra comunitaria’, costrette a pagarci l’avvocato di turno, parità o diritto della persona e dei popoli, quale?

Renata Di Giorgio


Grazie. Ha lanciato un SOS che è, appunto, un’uscita dal silenzio. Ci ha messo sotto gli occhi il problema di un welfare che non è cambiato negli anni e che ancor oggi lascia il compito di crescere i, e le cittadine, di domani quasi esclusivamente sulle spalle delle donne: mamme, nonne, zie o sorelle.
Credo che se in questi sessant’anni di vita repubblicana ci fossero state più donne nel parlamento e nelle amministrazioni locali, avremmo un welfare diverso, certamente più attento ai bisogni delle donne.
P. L.
 

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