Il senso del nostro Congresso
Gerardo Labellarte - La riscossa
mercoledì 26 maggio 2010
La parola “riscossa” evoca tra i socialisti antiche stagioni e lontani accadimenti politici, non sempre esaltanti. E tuttavia potrebbe tornare ad essere una delle parole d’ordine della nostra iniziativa e del nostro congresso. Mai come oggi sembrano maturi i tempi della riscossa per una sinistra riformatrice ed europea alla quale il PSI si richiama da sempre e della quale è stato per anni il solo rappresentante nel nostro paese.
Il centro destra comincia a vivere anche da noi la crisi di consenso che attraversa nei principali paesi europei in cui ha responsabilità di governo. La fiducia e il gradimento del Presidente del Consiglio e dei suoi ministri sono in calo costante. Invertire questa tendenza non sarà facile, in presenza di risultati dell’azione di governo del tutto inconsistenti, soprattutto sul terreno che conta e sul quale normalmente si misura la capacità dei governi, vale a dire su quello delle condizioni reali di vita dei cittadini, dell’occupazione, della crescita economica, della riduzione del debito, di un fisco meno iniquo. Il governo Berlusconi non ha risultati da esibire su questi scenari e inoltre è costretto ad approvare una manovra finanziaria che obbligherà a mettere ampiamente le mani nelle tasche dei cittadini, o per lo meno di alcuni di essi, sempre gli stessi, pur negandolo ogni giorno. E, perdipiù, il governo deve fronteggiare scandali continui che hanno tra l’altro reso inutilizzabile quell’ufficio “pronto intervento” al servizio della propaganda personale del suo capo e del premier che era ormai diventata la Protezione civile modello Bertolaso. In questo quadro inutile inventare la favoletta di un Berlusconi che, con una telefonata alla Merkel, salva l’Europa. A queste scenette ci crede a malapena il pubblico narcotizzato del TG di Emilio Fede, non certo il grosso della nostra opinione pubblica, nonostante le massicce dosi di disinformazione cui è sottoposta. Dunque il presidente Berlusconi, e su questo punto dissento da quanto affermato da molti, non ultimo da Giuseppe Tamburrano su queste colonne, sarà costretto inevitabilmente ad operare per far saltare il tavolo riversando su altri la responsabilità della situazione, se vuole evitare un progressivo e inarrestabile logoramento. Di qui la possibilità della riscossa.
Il popolo dei delusi, degli scontenti, dei non votanti chiede a gran voce (o magari in silenzio astenendosi) una alternativa: Il PD, che dovrebbe esserne il protagonista, non ce la fa, proprio per i suoi difetti di origine che abbiamo da anni evidenziato. Nonostante i tentativi di ritrovare una certa grinta che, per il momento, si manifesta quasi solo nella riscoperta di un linguaggio eccessivamente e inutilmente aggressivo.
Il PSI, partito del lavoro, della legalità, della laicità, può dire la sua in questa riscossa, in piena autonomia. Serve un grande dibattito fatto di spirito unitario, ma anche di passione, coraggio ed apertura al nuovo. Che non si soffermi sulla politica delle alleanze ma che vada alle radici della sofferenza che pervade la nostra società civile. Servono circolazione di idee, voglia di mettersi in discussione e di uscire dai rituali per ritrovare il gusto di far pesare la nostra storia e le nostre idee. Questo è il senso del nostro congresso.
Gerardo Labellarte