Sabato 6 febbraio, giornata piena di eventi.
Dalle mani pulite alle mani tagliate.
Di contraddizioni in seno al popolo non si muore. Al primo congresso dell’IDV, e sottolineo primo, sono andati in scena due Di Pietro. Uno con la faccia quasi per bene ha aperto la prospettiva di una fusione con il PD. L’altro con la mani sporche di sangue ha minacciato, una volta eravamo il movimento delle “mani pulite” adesso se occorre saremo quello delle “mani tagliate”. Che gusti! Ma nonostante il bagno di democrazia, si fa per dire, il padrone dell’IDV esca dal congresso un po’ più sbiadito e meno sicuro di se. Stiamo ai fatti. Ha detto. “Io voglio sconfiggere la politica di Berlusconi. La sua persona l'affido ai magistrati.” Quest’uomo senza magistratura non ha orizzonti. "Sì, ad una prossima fusione con il PD, ma non subito." Ma come? Non doveva fondersi con il PD già un anno fa? L'aveva promesso a Veltroni per ottenere l’apparentamento alle politiche del 2008. E adesso ci ritorna. Prima di ogni elezioni apre le braccia al PD per prendere posti e cadreghe, poi il giorno dopo si rimangia tutto. Problema del PD accettare la proposta o respingerla. Certo, dopo le foto del Corriere della Sera, per il PD sarà dura accogliere Di Pietro tra le sue file, ma potrebbe anche farlo. Bersani dopo essersi sbracciato con Di Pietro, si è abbracciato con la Bonino che non voleva essere da meno, e Vendola era lì di fianco, con le dita nel naso, invocando appunto l’unità di tutta la sinistra. Come ha fatto Bertinotti da Fabio Fazio. Di Pietro ha voluto riaffermare che il suo partito è l’unico vero partito giustizialista sulla scena politica. Il congresso ha invocato la “purezza” del giustizialismo, ma memore della famosa frase, De Magistris ha tallonato il leader su più fronti. “Caro Di Pietro se pensi di essere un giustizialista puro, attento, c’è sempre uno più puro che ti può epurare”. Non subito, ma presto. Ritorniamo all’ultima perla di Di Pietro: "Dobbiamo ripulire la piazza per fare il bene della democrazia." Se fosse solo un problema di piazze pulite saremmo a cavallo. Insomma, il populismo di Di Pietro, nonostante gli sforzi è sempre rozzo. Di Pietro non è certo uomo della sinistra, ma purtroppo è sempre lì. E il mal di testa della scorsa settimana non mi è passato.