Il plateale abbraccio tra Bersani e Di Pietro al congresso dell’ Italia dei Valori fa il paio con la conferenza stampa tenuta dai due leaders alcuni giorni fa.
Si tratta della conferma della ‘strategia del sorriso’, passabile strattagemma quando la politica zoppica.
Al congresso di Montecatini del luglio 2008, noi proponemmo di rifondare il centro-sinistra allargandolo all’UDC e mettendo un paletto alla sinistra antagonista e anticapitalista, convinti che una cosa è vincere le elezioni e altro governare la complessità di una nazione. Tramontato Veltroni, quel disegno è stato sposato da Bersani ed applicato ad alcune regioni chiamate al voto di marzo. Se la coalizione ‘allargata’ non si è estesa ad un numero più ampio di regioni la responsabilità è anzitutto dell’UDC che, coerentemente ai desiderata dei suoi vertici, si è affidata a tre posizioni: da sola, con il Polo, con il centro-sinistra.
Conoscevamo da settembre il ‘Casini-pensiero-. E’ più recente, invece, la scoperta di un legame così forte – un cappio, direi – tra PD e IDV. Da dove nasce? Dalle preoccupazioni del PD di apparire isolato dopo l’esplosione del caso Puglia? Dal tentativo di irretire un abilissimo Di Pietro e piegarlo a fini politici opposti a quelli fino ad ora perseguiti? Tutto, parte, forse nulla di tutto questo.
Restano i fatti. Un binomio e poi un congresso all’insegna delle foto di rito. E la politica? Esule nelle terre vaghe del deserto dei Tartari.
Un’alleanza stretta per fare cosa, per andare dove, con quale progetto se non un peana a un’Italia giustizialista e prosaica?
Del programma di Di Pietro conosciamo soltanto due ingredienti: attacchi frequenti al Capo dello Stato e la preferenza per una forma di giustizia poco garantista verso l’imputato ( purchè non porti il suo stesso cognome). Quale Italia voglia è un mistero, impenetrabile oltre i misteri della fede.
Caro Pierluigi, meglio l’asino di Buridano, affamato, assetato e accovacciato tra due mucchi di fieno con un secchio d’acqua vicino ad ognuno, e così indeciso nella scelta dell’una o dell’altra parte che resta fermo, e infine muore.