Unità nazionale. “Unità nazionale e coesione sociale non significano centralismo e burocratismo […] non significano mortificazione delle autonomia, delle diversità e delle ragioni di contrasto e confronto sociale e politico”. Con queste parole Giorgio Napolitano ha celebrato il centenario della nascita di Cavour nell’ambito delle manifestazione che per due anni ruoteranno attorno al tema dell’Unità d’Italia. Un punto di partenza importante per tutti, persino per la Lega Nord, che potrebbe interpretare queste parole come un punto di appoggio delle proprie teorie, se non si vuole fare chiarezza. I socialisti questa volta sono stati svelti e da Pontida hanno messo i loro paletti. Se parliamo ancora di Unità d’Italia, significa che l’Italia è un insieme di tante realtà diverse e questa realtà la fa diversa da altri Stati. Non si parla di unità di Francia, di unità di Germania e via di questo passo. Nelle battaglie autonomistiche dei Comuni, fin dal Medioevo, c’era consapevolezza dell’Unità. Dai moti del ’48 fino al 1861, le battaglie autonomistiche avevano come presupposto la costruzione di Unità dal basso, e questa storia ce la portiamo dietro. Non a caso, la Repubblica delle Autonomie ha convissuto, pur contrapposta alle spinte centralistiche, fino ad oggi. L’aspirazione a un federalismo che coinvolgeva contemporaneamente i Comuni e l’Europa, è rimasta nelle corde degli italiani. Perché il federalismo era ed è sinonimo di apertura, libertà e diritti. E così da Pontida, patria dei bisnonni di coloro che partirono con i Mille, i socialisti hanno incominciato a smascherare la Lega. Il suo federalismo è centralismo regionale, di cui l’elezione diretta dei presidenti è solo la massima espressione. La Lega è lontana dal federalismo municipale nato culturalmente dalla storia dei Comuni del Nord. Secessione e separazione non sono federalismo. Il federalismo non è chiudersi in se stessi e fare da sé. Insomma, i socialisti sono andati a Pontida a dire che si può essere contro la Lega senza essere contro il federalismo. Vero?
Non poteva mancare un riferimento all’assenza della Lega alla Festa della Repubblica. Diserzione che si spiega solo se si è a favore della monarchia.